.
Annunci online

nichisus


Diario


14 settembre 2012

Il fallimento dell'Occidente nel confronto con gli "invasati di Allah"

http://jcpa-lecape.org/lechec-de-loccident-dans-la-confrontation-avec-les-islamistes/

Dopo gli attentati spettacolari dell'11 settembre 2001 contro l'America, la lotta instancabile contro il terrorismo non si è fermata un solo giorno, ma alla CIA ci sono voluti più di dieci anni per riuscire ad uccidere il principale propugnatore, il tristemente noto Osama bin Laden.

A dispetto della lotta a tutto campo contro l'Asse del Male, gli islamisti di ogni sorta, sciiti e sunniti continuano senza paura a dettare la loro legge fanatica e diffondere il culto della morte. Questi gruppi estremisti come quello di al Qaeda, sognano di creare un sinistro obiettivo, vale a dire un califfato dall'Indonesia alla Nigeria il cui centro è al Quds ..

Questi "fanatici di Allah" si permettono di devastare, incendiare e uccidere tutti gli obiettivi degli infedeli. Questi barbari hanno superato tutte le linee rosse, il colore del sangue! Ora, le ambasciate, luoghi santuario  dei diplomatici non sono più protetti, le leggi internazionali sono violate, le bandiere dei paesi occidentali, quindi anche quella con la stella di David, sono calpestate e bruciate con un odio feroce e davanti alla folla in delirio.

Dopo un decennio di confronti constatiamo che i risultati sono nefasti. L'Occidente ha fallito nella sua politica e questo fallimento è cocente a tutti i livelli e in tutti i campi. La paura di affrontare direttamente gli "invasati di Allah" va al di là di ogni comprensione. I notiziari eloquenti diffusi in questi giorni dalla televisione israeliana provano che esiste la paura di far chiarezza.. La perplessità sarà sempre a doppio taglio. Sentirsi colpevoli in Europa per il colonialismo o complessati in America per il razzismo nei confronti dei neri, i due continenti sono riluttanti ad agire, grazie anche a ragioni commerciali, per mancanza di leadership e soprattutto audacia.

Le "primavere arabe" si sono trasformate una dopo l’altra in rivolte islamiste e i massacri quotidiani in Siria, sono stati trascurati e hanno mostrato l'amministrazione Obama indifferente. Per  mancanza di visione, per sottovalutazione del mondo islamico e per mancanza di informazioni attendibili,  gli  occidentali e in particolare gli americani, hanno perso fedeli alleati e tutta la loro  influenza negli Stati divenuti islamisti. Peggio ancora, essi rischiano  altresì di legittimare indirettamente  "rappresaglie dagli "invasati di Allah" contro ogni minimo tentativo di illuminare le menti e di apportare aspetti e versioni differenti dall'Islam. Ieri le sollevazioni sono state contro Salman Rushdie per la pubblicazione del suo romanzo "I versetti satanici", poi contro le caricature sul profeta Maometto pubblicate sulla stampa e in particolare sul giornale satirico Charlie Hebdo, e recentemente, contro la diffusione di un film offensivo sulla vita del  profeta. Certamente condanniamo vigorosamente la provocazione e dovremo rispettare tutte le religioni, ma è inaccettabile che siano gli estremisti a dettarci la loro legge, imponendoci un ordine del giorno buio e avvelenando la nostra vita quotidiana! I barbari devono sapere che in occidente e in tutte le democrazie, le regole sono diverse e i fuorilegge saranno incarcerati. La libertà di espressione è per noi sacra contrariamente a quelli che la considerano sacrilega.

In piena campagna elettorale, e con il rischio di perdere voti, Obama ha reagito timidamente e senza vigore dopo l'attacco contro il consolato americano a Bengasi. Non si tratta semplicemente  di condannare, di rafforzare gli effettivi e la promessa che giustizia sarà fatta. I terroristi islamici comprendono un'altra lingua. Ricordiamo che nel giugno del 1982, Menachem Begin lanciò la sua operazione militare contro l'OLP in Libano a seguito dell'attacco contro il nostro ambasciatore Shlomo Argov a Londra. E che il presidente Ronald Reagan non esitò a spedire nell'aprile del 1986, 45 aerei da caccia e sganciare più di tre bombe su caserme, campi e aeroporti militari in Libia quando apprese che Gheddafi era il responsabile dell’attentato a una discoteca frequentata da militari americani a Berlino Ovest. Questo fu un altro momento in cui i terroristi tremavano e non osavano uscire dalle loro tane. Abbiamo rispettato la forza degli americani e la dissuasione superata con naturalezza.

Oggi viviamo in un mondo dove i delinquenti dettano le loro leggi e gli sceriffi tremano prima di premere il grilletto. Come non interpretare un casus belli l'assassinio dell'ambasciatore e di tre altri diplomatici degli Stati Uniti, così come il mettere a ferro e a fuoco il consolato a Bengasi? L’incapacità dei servizi non è flagrante? Le autorità libiche non sono responsabili per il fiasco della sicurezza in un paese sempre immerso nel caos totale? Decisamente, l'America è irriconoscibile e si è ulteriormente indebolita negli ultimi decenni, infatti, fin dai tempi dell'amministrazione Carter, quando i diplomatici presso l'ambasciata americana a Teheran furono in ostaggio dagli ayatollah e quando era in connivenza con l’OLP di Arafat. Il prestigio e l'influenza dei pionieri del Far West sono purtroppo in declino.

Per lo Stato ebraico che resta il più fedele degli alleati, questo declino è grave e molto preoccupante. Davanti alla minaccia più pericolosa del secolo, quello della  bomba atomica degli ayatollah, dobbiamo rapidamente imparare la lezione.

-------------------------------------------

Tradotto in italiano da M.acca


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. obama bengasi consolato americano

permalink | inviato da nichisus il 14/9/2012 alle 1:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 gennaio 2011

Il tarocco della donna uccisa dai gas lacrimogeni

http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/141524

di Gil Ronen 

L’IDF ha smascherato lunedì una brutta trappola araba, dopo che la notizia era già stata diffusa in tutto il mondo. Il sito Nana-Channel 10 aveva pubblicato che un’inchiesta militare, ha rilevato che la donna, apparentemente morta per aver inalato gas lacrimogeni durante una manifestazione di venerdì, non era neanche presente alla protesta. L'IDF ha scoperto anche, che lei non è morta a causa delle inalazioni dei gas lacrimogeni, ma di cancro, ed era distesa, dieci giorni prima di morire, in un letto di ospedale.

Gli arabi e la sinistra avevano diffuso la storia che una donna, Jawaher Abu Rahma, 36 anni, aveva inalato gas lacrimogeni durante la consueta rivolta settimanale in scena a Bilin, in Samaria. Per aumentare il pathos era stato reso noto che lei era la sorella di un arabo, il quale era stato ucciso a Bil'in nel 2009, dopo essere stato colpito da un lacrimogeno. Giornali israeliani hanno pubblicato le sue foto e la dichiarazioni con la quale affermava che desiderava unirsi a suo fratello in paradiso.

L'Autorità Palestinese si è affrettata a speculare su questa storia per calunniare Israele. Il capo negoziatore dell’A.P., Saeb Erakat, ha dichiarato all’AFP:  "Condanniamo questo crimine abominevole effettuato dall'esercito di occupazione israeliano a Bil'in contro persone che prendono parte pacificamente a una manifestazione e consideriamo questo, un crimine di guerra israeliana contro il nostro popolo".

Ma, l'IDF ha ora scoperto che Jawahel Abu Rahma è morta di leucemia o cancro ai polmoni, ed era ricoverata all’ospedale di Ramallah da dieci giorni prima di morire. L'IDF ha detto che la storia era una montatura destinata a delegittimare Israele,.

Sembra che gli arabi dell’A.P. siano diventati creativi nel fabbricare menzogne che mettono Israele in cattiva luce in  tutto il mondo. Purtroppo, anche quando le loro bugie vengono scoperte, il danno è già stato fatto e la confutazione della storia riceve meno pubblicità rispetto alla diffamazione originale.

-------------------------------------------------
Tradotto in italiano da M.acca


26 settembre 2010

Quando Benedetto XVI scriveva su una rivista fascista

http://www.rue89.com/2009/04/08/quand-benoit-xvi-ecrivait-dans-une-revue-facho-0

di Blaise Gauquelin - 08/04/2009

Foto: Il Papa in Vaticano del 11 febbraio 2009 ( Giampiero Sposito / Reuters)

Gennaio 2009. Karl Ollinger, un deputato ecologista austriaco specializzato nella lotta contro l'estrema destra fiorente nel suo paese, si imbatte su un numero speciale della rivista Die Aula (l’Auditorium), apparso in occasione del 150 ° anniversario della rivoluzione tedesca del 1848

Nel bel mezzo delle fantasie di negazionismo dei deputati di estrema destra e dei membri del partito neonazista tedesco NDP, trova - sbalordito - un documento firmato dal cardinale Ratzinger , intitolato  «Wahrheit und Freiheit» (Libertà e Verità).

In realtà, una carica virulenta contro le libertà individuali e del sistema democratico, che ancora oggi possono essere consultate a Vienna, nel Centro di documentazione e archivi sulla resistenza ( DOW ), Un organismo incaricato di sorvegliare i movimenti estremisti.

Imbarazzo della Chiesa

In un primo tempo, la diocesi di Vienna ha affermato che il cardinal Ratzinger non ha mai autorizzato la pubblicazione su Die Aula:  "Libertà e Verità " era in realtà un antico testo del 1995 , pubblicato per la prima volta in una rivista di cristiani conservatori.

Ma per loro sfortuna, colui che all'epoca aveva negoziato la pubblicazione con il segretario del cardinale aveva conservato tutte le lettere che si erano scambiati : il cardinale aveva all’epoca bellamente, dato il suo consenso alla riproduzione.

Ancora oggi, i media estremisti tedeschi considerano Benedetto XVI come uno di loro e si sentono lusingati che il “sovrano” abbia pubblicato il documento sul loro giornale. Il numero speciale peraltro è in vendita anche su Internet!

Die Aula difende i negazionisti

Questa informazione getta nuova luce sul cambiamento ideologico del Vaticano dopo l’elezione di Papa Benedetto XVI. L'uomo, bavarese di nascita, può in effetti difficilmente spiegare oggi, di non aver saputo  che cosa fosse Die Aula, nel 1998, la rivista che veniva pubblicata in lingua tedesca. Questa poi ha sostenuto chiaramente l'ascesa di Jörg Haider e la sua triste notorietà oltre i confini della piccola Austria.

Die Aula difende i negazionisti e coloro i quali definisce  «le vittime della libertà di espressione », cioè i politici di destra che sono accusati di offendere l'Islam. Critica inoltre le leggi che reprimono i propositi revisionisti, spesso flirtano con l'antisemitismo e tentano di riscrivere la storia recente dell'Austria. Quindi, la nomina di Benedetto XVI , ha rumorosamente fatto parte della sua gioia.

-------------------------------------------------
Tradotto in italiano da M.acca


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Benedetto XVI Negazionismo

permalink | inviato da nichisus il 26/9/2010 alle 0:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


19 agosto 2010

Congo: «Medici Senza frontiere» al limite del boicottaggio dei medici israeliani

http://www.israel-francophone.com/index.php?option=com_content&view=article&id=150:boycott-disrael&catid=10:international&Itemid=28

Scritto da Claude - 18 Luglio 2010

Questo supera i limiti della ragione, ma spesso ciò succede quando la gente perde il senso del suo ruolo, per lasciare alla sporca politica avere la precedenza rispetto alla realtà circostante. Come fa una organizzazione umanitaria, come Medici Senza Frontiere, fare un ostruzionismo medico a una delegazione di alto livello, arrivata su richiesta del governo congolese  per salvare vite umane, solo perché composta da medici israeliani ?

Analizziamo i fatti : il 2 luglio scorso, nella città di Sange , Provincia del Sud Kivu in Congo , si ribalta un camion cisterna . Mentre il conducente è bloccato nella cabina di guida, ferito e incapace di liberarsi, la gente, nonostante il pericolo, cerca di recuperare il prezioso carburante che fuoriesce dal camion. L'esplosione del camion non risparmierà circa 230 persone di questo villaggio.

 

Centinaia di feriti, vittime di ustioni gravi, sono tra la vita e la morte negli ospedali della regione, i quali non sono preparati per affrontare questo tipo di traumi. Data l'entità del disastro il governo della Repubblica Congolese fa un appello internazionale per avere aiuti medici, nonostante la presenza di Medici Senza Frontiere. Lo Stato di Israele risponde a questa chiamata, inviando una squadra di specialisti, del Sheba Medical Center di Tel Hashomer di Tel Aviv, per il trattamento delle ustioni e della chirurgia plastica.

 

Il presidente congolese Joseph Kabila, ha accolto favorevolmente la risposta positiva da Israele.

 

Ed è con qualche preoccupazione che i medici e gli infermieri israeliani arrivano con le loro apparecchiature ultramoderne in questa zona remota dell'Africa, perchè un po’ dubitano che l’accoglienza di una delegazione israeliana medica ed umanitaria  non possa non creare qualche problema, a causa della cattiva reputazione che i media hanno affibbiato a tutto ciò che ha un legame con lo Stato di Israele. Ma nonostante questo raggiungono felicemente la loro destinazione, accompagnati da David Saada , ambasciatore di Israele in Congo.

 

Ma con grande sorpresa, presto constatano che, una parte dei membri della delegazione dei Medici Senza Frontiere, arrivati una settimana prima dall’Olanda, non desideravano lavorare "sotto la responsabilità" dell’equipe israeliana.

 

Secondo il responsabile della delegazione israeliana, sono stati ricevuti come invasori venuti a colonizzare l'ospedale e con l’intenzione di prenderne la direzione. Malgrado le critiche politiche rivolte ai medici israeliani, i chirurghi di Medici Senza Frontiere hanno partecipato alle operazioni e hanno aiutato la squadra di Tel-Hashomer nei contatti con i pazienti. Lavorare insieme funge da collante tra medici diversi, le relazioni si sono in seguito distese.

 

Resta il fatto che l'approccio negativo di tutte le ONG nei confronti di Israele ricadono sui rapporti con le delegazioni umanitarie israeliane. Questa è una situazione inaccettabile come in questo caso, dove la solidarietà e il lavoro in comune per salvare delle vite umane, deve essere l’unica priorità del momento. I problemi politici devono essere messi da parte durante gli interventi e potrebbero sempre essere discussi successivamente, anche se va sottolineato che la politica di un governo non deve impedire a un medico di salvare vite umane, indipendentemente dalla loro nazionalità.

 

L'associazione " Medici Senza Frontiere ", più di qualsiasi altra organizzazione umanitaria, dovrebbe ricordarlo oppure dovrebbe cambiare il proprio nome in "Medici Secondo le Frontiere" e lasciar spazio alla segregazione.

 

I medici israeliani hanno comunque fatto un ottimo lavoro, come hanno dimostrato in altre missioni simili (ultimo esempio, Haiti), come praticare trapianti di pelle, che hanno salvato la vita di molti pazienti. Inoltre la tecnica è stato insegnata ai medici locali, in nome della medicina universale e la conservazione della vita dei pazienti. Alcune lezioni possono essere dimenticate piuttosto in fretta da parte di medici stranieri venuti principalmente a fare politica pro palestinese nel Congo...

-------------------------------------------------
Tradotto in italiano da M.acca


15 agosto 2010

Ebrei e pacifismo

http://www.israel7.com/2010/08/en-finir-avec-le-pacifisme/

di Nessim Cohen-Tanugi 11/08/2010


Sarkozy si agita nuovamente per rilanciare la pace con la Siria chiedendo a Israele di pagare in contanti il Golan e ricevere la pace a credito. La cosa peggiore è che ci sono degli israeliani così ingenui o stupidi che danno retta a questa assurdità. È arrivato il momento di reagire e di ricordare alcune verità fondamentali.


Il pacifismo è diventato una malattia contagiosa che ha colpito anche le alte cariche - o meglio irresponsabili - che ci governano.

 

Abusano e ci impongono, in nome degli imperativi etici, ciò che sostengono, ma noi non siamo per nulla obbligati a rischiare le nostre vite e il nostro Stato, né a rinunciare ai nostri valori.


Le loro argomentazioni, sono fondate sulla speranza che le cose andranno per il meglio se li ascoltiamo e peggio, se non lo facciamo. In entrambi i casi, le promesse sono sempre smentite dalla realtà.

 

Se c'è un pacifismo kasher, questo riguarda quasi esclusivamente i rapporti interpersonali. La tradizione rabbinica (che pone l'accento sull'etica individuale), cerca di mettere pace su quasi tutto. Ma non si tratta di pace tra gli individui, alla maniera dell'esemplare Aronne. Il dissenso in effetti mina la vita collettiva e potrebbe distruggerla: ed è per questo che l'odio tra gli ebrei è stato fortemente condannato in quanto la disarmonia distrugge i valori ebraici fondamentali e tra questi uno dei più importanti "Amerai il tuo prossimo come te stesso" (Lev. 18,19).

 

Al di là delle relazioni individuali il problema della pace diventa complesso nelle relazioni tra i popoli e nazioni ed esigerebbe uno studio che andrebbe oltre gli obiettivi dell'articolo. Ma già il termine pacifismo, come tutti gli "ismi", da l'idea di qualcosa di idolatrico.

 

Torniamo ai nostri problemi attuali e più precisamente alle nostre relazioni con i paesi confinanti o molto vicini. I pacifisti vogliono ad ogni costo - o più precisamente, non importa a quale prezzo - fare la pace con i nostri nemici vicini, i palestinesi, Hamas, Siria, Libano, e in seguito, l'Iran.

 

Con Egitto e Giordania, la pace fatta è diplomatica, ma non nei cuori. Non ha nulla a che vedere con il concetto di pace, ma è semplicemente una non belligeranza che peraltro è attualmente molto convenientemente rispettata.

 

Con i palestinesi in Giudea e Samaria, abbiamo ottenuto una non belligeranza di fatto, ma che non è ancora diplomatica perchè le frontiere sono lontane dall'essere consensualmente definite tra le due parti..

 

I pacifisti, in nome della pace, sono pronti a cedere a tutte le richieste di Abbas. Abbas avrà sicuramente eccellenti ragioni, ma anche noi. In questo caso, non ci sono alternative ragionevoli alla discussione. Ma Abbas stabilisce le condizioni e chiede tutto. Quando i pacifisti come Olmert cedono su tutto, quali prove abbiamo che otterranno in contropartita la pace? Quando abbiamo ceduto in Giudea e Samaria, nel sud del Libano e infine nella Striscia di Gaza abbiamo avuto la guerra. Con la Siria sarà peggio.

 

Obama ha molta fretta. Dopo 62 anni, potrebbe aspettare qualche settimana in più .

 

Quanto agli altri vicini, Hamas, Hezbollah, Siria e Iran, la pace sarà possibile e sostenibile, quando i regimi che impongono la legge a queste popolazioni, saranno eliminati. E i pacifisti non hanno assolutamente alcun modo di "convertirli" .

 

La vera lotta ebraica

 

Il pacifismo è incompatibile con l'ebraismo in quanto non tenta di cedere alla facilità, ma è portato invece a lottare contro il pendio scivoloso della facilità.

 

Nulla è più facile che arrendersi. Tutto il rituale ebraico esiste per ricordarci quello che dobbiamo fare e non ciò che noi avremo voglia di fare.

 

Essere ebrei significa resistere come ha fatto Giacobbe/Israele nella sua lotta con l'angelo, come Giuseppe che ha resistito alla seduzione della moglie di Putifarre, come Giuda contro Giuseppe quasi Faraone, come Mattatia e i suoi figli contro Antioco, come Ester e Mardocheo di fronte a Haman, come Eleazar ben Yaïr contro i Romani a Massada , ecc., ecc., fino all’epoca dell’eroico combattimento per far riconoscere i nostri diritti su questa terra, e tener testa nel 1948 contro le innumerevoli forze arabe.

 

Essere ebrei è di dire energicamente “no” ai nostri nemici e “sì” alla nostra identità, ai nostri valori, alla nostra dignità, alla nostra libertà, a una vera pace, fondata sulla verità e incompatibile con le menzogne e le calunnie dei nostri nemici.

Il pacifismo è incompatibile con l'ebraismo.

 

Si può fare la pace con i tedeschi, con gli arabi, con gli iraniani, i palestinesi, ma non si può, né si deve fare la pace con il nazismo, con islamofascismo , né con il regime iraniano, nemmeno con quelli come, ieri Saddam Hussein e oggi Bashar al-Assad, Hamas e Hezbollah.

 

Per le stesse ragioni non si può cedere ai diktat di Obama, Sarkozy o di chiunque altro.

Quando si dice la verità, non si deve avere paura di nessuno.

 

Ricordiamoci che gli ebrei hanno perso innumerevoli battaglie, ma non hanno mai perso la guerra. Le civiltà, le nazioni, i re, gli imperatori o i presidenti passano, ma gli ebrei restano.

 

Ed è per questo che bisogna restare irremovibili con quei pacifisti ebrei intimiditi di fronte alle minacce del mondo ostile ed elemosinare l’amicizia e la riconoscenza dei nostri nemici.

-------------------------------------------------
Tradotto in italiano da M.acca


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Pacifismo ebraismo

permalink | inviato da nichisus il 15/8/2010 alle 13:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 giugno 2010

Gabriele Levy: Lettera aperta al Manifesto

Gabriele Levy: lettera aperta al Manifesto

Dunque siamo alle solite: gli israeliani sono i cattivi e i palestinesi sono i buoni. Veniamo ai fatti.

Dunque: partono delle navi di aiuti umanitari ed Israele chiede solamente di poterle controllare per verificare che non vi siano a bordo armi o esplosivi.

Il filmato fatto nei minuti prima dell'attacco, dove l'ufficiale israeliano chiede per megafono questo si puo' vedere qui:
http://www.youtube.com/watch?v=3E2REKHzUoI

La risposta dalla nave dei "pacifisti" e' negativa.

In seguito i soldati israeliani si calano ad uno ad uno come dei polli con una fune dall'elicottero e vengono bastonati e picchiati dai pacifici "pacifisti". Questo si puo' vedere qui:
http://www.youtube.com/watch?v=gYjkLUcbJWo

Avete visto il filmato?
Come vi sareste comportati al posto dei soldati israeliani, presi a bastonate e coltellate dalla massa dei "pacifisti"?

Sapete, compagni, piu' la sinistra appoggia l'integralismo islamico e piu' le gente votera' a destra. Piu' la sinistra appoggera' Hamas e l'oppressione delle donne nel mondo islamico, e piu' la gente votera' a destra.
Piu' la sinistra sosterra' Hezbollah ed i movimenti neonazisti del mondo arabo, e piu' la gente votera' a destra.

Se anche odiate solo gli israeliani, ma non tutti gli ebrei, sappiate che odiate "solo" la meta' del popolo ebraico.Questo ci basta per riconoscervi come antisemiti al 100%.

Noi ebrei siamo spesso stati perseguitati, non sappiamo mai da quale parte verra' l'odio: a volte e' il cattolicissimo tribunale dell'inquisizione, a volte i bastardi nazisti, ed oggi sono gli islamisti alleati con i "pacifisti".
Il gioco del "toto-odio"...

Che in Israele ci siano dei problemi tra le varie etnie, non lo discuto: c'e' del razzismo verso gli arabi cosi' come verso i russi o gli etiopi. Ma trovatemi voi uno stato occidentale dove non ci sia del razzismo.
Io spesso qui in Italia, ne ho visto: verso gli ebrei come verso gli africani, verso gli zingari e verso i marocchini. Si sa, la stupidita' umana non ha limiti.

Ma da questo ad allearsi con movimenti che chiedono la distruzione di Israele, chiamando questo atto "Liberazione della Palestina", ce n'e' di strada da fare. Eppure siete giorno dopo giorno, sempre piu' a braccetto con i fondamentalisti. Per fortuna che la gente non e' cieca. E sa leggere e capire sia la parola scritta che le immagini.

1500 esseri umani sono stati massacrati a Gaza? Terribile.
Ma quanto tempo e quato spazio avete dedicato a protestare contro questo massacro e quanto contro il massacro del Darfur, dove i morti pare siano stati circa 300 mila? E quanto avete protestato per i 150 mila morti assassinati in Algeria dai fondamentalisti negli anni scorsi?

Mi sa che questo odio a senso unico verso lo stato ebraico abbia una radice che viene da lontano, da molto lontano. L'antisemitismo, diceva Lenin, e' il socialismo degli imbecilli. State attenti a non caderci, amici.

Il Sionismo e' nato dal proletariato ebraico che era in fuga. Gli ebrei ricchi si potevano permettere il lusso di pagare per il visto USA o Australia. Gli ebrei poveri andavano in Terra d'Israele, l'unico paese che li accoglieva senza chiedere nulla in cambio.

E quando mi ricordate della Nakba, la tragedia palestinese, vi prego, non scordatevi della nostra Nakba: circa 700 mila ebrei sono dovuti scappare negli anni '50 dai paesi arabi, dove venivano massacrati in pogrom ben organizzati. Io stesso sono figlio di un ebreo fuggito dall'Egitto.

C'e' stato, tanti anni fa, un semplice e doloroso scambio di popolazioni.
Ma gli ebrei immigrati in Israele si sono integrati nel paese.
Invece i palestinesi sono sempre stati trattati, nella loro Diaspora, come un popolo da differenziare sempre. Ad esempio in Libano c'e' una legge per cui un palestinese non puo' possedere terre. Ed in Giordania stanno cacciando via migliaia di palestinesi. E nessuno dice niente.

I palestinesi servono sempre. Servono ai dittatori arabi, che governano in maniera fascista il mondo arabo. Se gli arabi non avessero il nemico satanico israeliano, si renderebbero conto che il responsabile della loro miseria, economica e culturale, e' proprio colui che li domina da decenni; da Assad a Mubarak, da Gheddafi a Ahmadinejad. Veri fascisti professionisti.

Quando vi chiedete dov'e' finita la sinistra, provate a pensare se nel nostro mondo globalizzato, la sinistra non sia slittata troppo a destra, andando fianco a fianco con i fascismi mediorientali. Cosi, forse, capirete meglio questa nostra piccola grande tragedia.

Credetemi, vi conviene occuparvi del Darfur e dei diritti civili in Cina, dell'Iran e dei milioni di morti di fame in Africa.

Lasciateci stare, se continuate cosi' ad odiarci un giorno avrete gli islamisti in casa che vi imporranno la Sharia.
Non a La Mecca, ma a Moncalieri o Tortona, a Livorno o Benevento.
E quel giorno vi chiederete:"Come e' potuto succedere tutto questo?"


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Il Manifesto Antisemitismo Flottiglia Gaza

permalink | inviato da nichisus il 3/6/2010 alle 10:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 gennaio 2010

Mobbing ad una straniera

http://www.dols.net/magazines_news.php?id_micro=57&id_sub=10013&id_news=1890
di Cinzia Ficco

Solo perchè diversa. Intervista a Anat Hila Levi, ebrea israeliana

Guarda ai fatti di Rosarno, in  Calabria, con tristezza. Perché lei ci è passata, pur non avendo la pelle nera. Aveva solo la colpa di non mangiare carne di maiale, non mescolare latte e carne, prepararsi allo shabbat, riposarsi il sabato e venire da Tel Aviv. “Da qualche anno – racconta- le cose sono cambiate. E la piccola comunità di italiani in provincia di Pordenone che mi ospita da tredici anni, si è fatta più accogliente. Ma agli inizi ho dovuto sopportare maltrattamenti, umiliazioni, mobbing, che mi hanno costretta a dimettermi. Poi Dio mi ha trasmesso una forza indescrivibile per affrontare persino il dolore dell’allontanamento della mia famiglia d’origine.

Sono le parole di
Anat Hila Levi, 45 anni, israeliana, madre di due gemelline di dodici anni, presidente dell’Associazione Pordenonese Italia-Israele, sorta nel 2002, e che oggi studia al collegio rabbinico di Roma per conseguire la laurea italiana. Insegnante di lingua ebraica ha vinto un concorso del ministero della Difesa per insegnare la lingua ad un ufficiale che assumerà un incarico diplomatico.

L’abbiamo intervistata.
Sono venuta in Italia il 27 febbraio del ‘97 Per amore di mio marito. Vivo in un piccolo comune del Friuli Venezia Giulia, di ventimila abitanti. 
In Israele ero “Atudait''.

Cioè?
Dopo aver studiato chimica e un anno di Astronomia all’Istituto Weitzman, a diciott’anni, con altri studenti delle superiori, ho avuto il permesso del ZHL, esercito israeliano, di continuare a studiare per conseguire il diploma di perito chimico. Poi  avrei svolto il servizio militare obbligatorio.
Sono stata in Mezpe Ramon nel deserto del Neghev, aeronautica per due anni.
Dopo ho lavorato nella ricerca in una ditta di medicinali in Israele. Mi sono occupata di un farmaco per il cuore. Poi  ho lavorato come assistente finanziaria, avendo anche il diploma in ragioneria. La sera studiavo giornalismo.
Successivamente mi sono iscritta all’Università, alla facoltà di economia e commercio.
Ora studio al collegio rabbinico di Roma, per la laurea italiana.

Mi parla della sua famiglia?
Mia madre
ha fatto la guerra del 1948. Era un’eroina e mio padre un diplomatico, ma i miei genitori hanno divorziato e non ho mai avuto rapporti con mio padre, se non per tre volte in questi ultimi anni.
Dopo il matrimonio mi sono occupata delle mie figlie.  Quando le bambine hanno raggiunto i tre anni,  per meglio integrarmi in Italia, ho cercato e trovato lavoro nel commercio.

Poi?
La nuova direttrice dell’ufficio in cui lavoravo ha cominciato a farmi mobbing. Mi insultava ed umiliava di fronte a colleghi e clienti, che talvolta rifiutavano di parlare con me, perché straniera.
Una volta in direzione, ho sentito alle mie spalle una collega che diceva: “Sporca ebrea.
Al lavoro mi hanno detto che provocavo  ansia. Ho sentito dire al lavoro: Ti facciamo rimanere, basta che non fai terrorismo qui
Il direttore generale mi diceva che loro non mi avrebbero mai accettata e che mi conveniva cercare un altro lavoro. Così mi sono dimessa dopo cinque  anni di lavoro e due di mobbing pesante.
 
All’inizio dunque, ha avuto molte difficoltà!
C’era c’è molta curiosità intorno a me. Ho sentito dire che ero  venuta in Italia, perché in Israele c’è guerra, per lavoro e per avere la cittadinanza italiana da matrimonio.
Ho sentito dire che sarei scappata con le bambine, perché ero straniera.
Gli amici si sono allontanati, perché ero diversa, espansiva, forte di altri pensieri. Quando facevo dei regali ai loro bambini, mi guardavano male. Era strano per loro. Avevano paura di dover ricambiare in qualche modo.
Ho sentito dire che io potevo solo pulire mensole, perché non conoscevo la lingua italiana.

Ma perché secondo lei?
Penso che avessero paura, ero diversa e qui, tredici anni fa non c’erano tanti stranieri come ora.
Per loro uno straniero è un povero, uno che non ha studiato. E non è sempre cosi.
Nei negozi dove entravo per possibili acquisti, capitava mi dicessero che l’articolo costava tanto, come se sapessero quanto potevo spendere. Questi sono pregiudizi che come dice Martin Buber derivano dalla mancanza di esperienza.
Certo, mangio in modo diverso, mi occupo della casa, vivo la vita di coppia e di famiglia, in modo diverso. Educo le bimbe a valori differenti. Ma il rispetto deve esserci sempre.

Da chi veniva il disprezzo nei suoi confronti?
Da gente di sinistra e destra. Anzi, più dalle persone di sinistra. Io vengo dalla sinistra di Israele e facevo parte del partito “Meretz'' .
Ma penso che qui l’informazione su Israele non sia corretta.
Però, non ho trovato solo male. Ho conosciuto molte persone care. che amano Israele e gli ebrei, che conoscono molti aspetti poco noti dell’ebraismo. Il rifiuto deriva spesso da stereotipi come l’accusa di deicidio nei confronti di Gesù e altri pregiudizi.
Ognuno vive come e secondo la sua cultura e la sua religione. Se dico che non mangio maiale per la mia religione non va bene. Le cose cambiano, se adduco motivi di salute. Ma perché succede questo e non si è liberi?

E lei cosa dice?
Spesso mi dicevano che vivendo in Italia, dovevo vivere come italiana cristiana, e che dovevo trattare mio marito e le mie figlie con i principi cristiano-cattolici. Eppure avevo cambiato usi e costumi, al punto che in Israele notavano un mio cambiamento ed io ero a disagio in certi loro comportamenti che erano una volta a me comuni.

Cosa dovrebbero imparare gli italiani?
Ho trovato in Italia anche persone che mi hanno parlato male dei musulmani solo perché li ritengono nostri avversari. Ma Israele non vuole essere amata, perché si odiano i suoi nemici, vuole essere amata per quanto ha di buono e apprezzabile. Gli israeliani come me, quelli che sono nati in Israele, sono detti “Sabre'', fico d’India. Con le spine fuori, ma con una grande dolcezza interiore.
Noi ebrei in Israele siamo finalmente liberi di vivere senza persecuzioni e pogrom. Siamo tornati nella terra dei nostri padri, che Dio ha dato a Mosè per il nostro popolo prescelto come popolo sacerdotale. Ora in quelle terre possiamo difenderci da coloro che vogliono distruggerci oggi come in passato. Noi vogliamo solo vivere in pace con tutti e secondo le nostre millenarie tradizioni. Ma c’è stato sempre qualcuno che ci ha voluto distruggere.

Dalla sua famiglia ora non riceve amore!
E’ vero che la maggior parte della mia famiglia ha raffreddato i rapporti con me, forse per il fatto che ho sposato un non ebreo e per aver lasciato Israele. Ma sono molto sionisti (ricordo che il termine indica un sentimento nazionalistico e patriottistico finalizzato a dare uno stato libero agli ebrei della diaspora nella loro terra biblica) e anche religiosi osservanti. Mio nonno era il rabbino capo della comunità ebraica dell’Azerbaijan. E’ difficile però condividere un tale atteggiamento.
Gli Israeliani spesso si atteggiano a vittime
Gli israeliani non fanno le vittime, a volte sono vittime: di attentati,  missili,  false accuse,  antisemitismo spesso mascherato da antisionismo, ignoranza e disinformazione.
Per capire un popolo bisogna conoscerlo. Io stessa mi sono informata, ho ricercato e studiato la popolazione locale con la quale dovevo convivere. Tra l’altro ho avuto la possibilità di scrivere alcuni brani dell’Agenda friulana del 2007 e del 2008: luoghi ebraici in Friuli. E facendo queste ricerche negli archivi, ho trovato molte similitudini tra friulani ed ebrei. Entrambi migranti, entrambi vessati ed invasi.
 
Quanto pesa essere figlia di un’eroina?
La mia mamma è entrata giovanissima nelle formazioni del Palmach per patriottismo, lasciando la sua famiglia che ignorava la sua nuova vita. Lei durante la guerra del 1948 prestava soccorso in prima linea ai combattenti ed è stata protagonista di molti atti eroici per aiutare i feriti, lei stessa fu ferita.
Figlia di una gran donna, sono cresciuta in un ambiente impregnato di valori e ricordi, tra personaggi di primo piano della storia d’Israele.
La mia mamma mi ha trasmesso nobili sentimenti, ma ho imparato che dalla guerra non escono vincitori e vinti, bensì dolore, lutti e vittime.
La mia missione è far conoscere la realtà israeliana e la cultura ebraica. Di qui l’idea dell’Associazione.
Lei ha visto morire  Yitzhak Rabin.
 Era la sera del sabato sera 4 novembre del ‘95,  stavamo preparando la manifestazione per la pace in Kikar Malchi Israel a Tel Aviv. Passai a prendere un mio collega. In piazza avevamo disposto un banchetto. Cominciammo a distribuire magliette con la scritta: “la strada per la pace. Nell’aria c’erano amore, pace, serenità. Che bella sensazione! Era bello, tante persone, palloncini, musica, voci e canti.  Il mio Ytzach salì sul palco e alla fine tutti cantarono la canzone della pace. Era tardi e io dovevo finire alcuni lavori per l’Università, ma volevo salutarlo e camminavo verso il palco per poi proseguire verso casa. All’improvviso, spari. Urla, Vidi Rabin crollare. Gli avevano sparato.

Conflitto israelo-palestinese!
Questo è un lungo conflitto di torti e ragioni. Io, ebrea nata e cresciuta in Israele, sono sempre stata educata al rispetto del prossimo e anche del nemico, mai ad odiare. Ai nostri bambini viene insegnato il valore della vita di tutti che va difesa e vissuta. Dall’altra parte quotidianamente i messaggi di odio, terrore e disprezzo della vita passano sui mezzi di comunicazione e persino sui libri scolastici. I bambini palestinesi vengono educati all’odio contro gli ebrei, definiti scimmie e maiali da massacrare anche sacrificando la propria vita. Sui loro libri, lo stato di Israele non esiste, tutte le città israeliane sono indicate come arabe (persino Tel Aviv che è stata fondata sulle dune sabbiose cento anni orsono da famiglie ebree), Gerusalemme viene indicata come araba. Questo piccolo stato, Israele, la cui nascita è stata votata dall’Onu nel 1948, doveva dividere con un nuovo stato arabo a ovest del Giordano ciò che rimaneva della Palestina mandataria inglese, dopo che dalle ceneri dell’impero ottomano (non da stati palestinesi mai esistiti) si erano già costituiti: la Giordania (quindi stato arabo palestinese già esistente) e l’Iraq, per non dire nella zona francese della Siria e del Libano.

Diceva del piccolo Stato ì
Voleva essere il focolare del popolo ebraico perseguitato da duemila anni, cioè da quando era stato scacciato da quelle terre dai Romani che ne distrussero il Tempio, Gerusalemme e massacrarono gran parte della popolazione.
Gli arabi, che in fondo sono un unico popolo (la nazione araba) hanno molti stati, dal Marocco all’Iraq, che si estendono su territori vastissimi, non vogliono un piccolo stato ebraico tra loro, bensì eventualmente un altro stato arabo. 
Israele invece sin dalla proclamazione di indipendenza ha accettato una piccola porzione di territorio su cui vivere in pace accanto ai vicini arabi e ha chiesto agli arabi che risiedevano dentro i suoi confini di rimanere e costruire il futuro a fianco degli ebrei. In cambio ha avuto guerra e terrorismo.
Oggi su sette milioni di abitanti, vivono in Israele un milione e mezzo di arabi che sono cittadini e godono di pieni diritti civili e religiosi come tutti gli altri (tranne l’onere e l’onore di far parte delle forze di difesa per motivi di sicurezza).
Negli stati arabi invece dopo i vari conflitti, gli ebrei sono stati quasi o interamente espulsi e discriminati.
Ora la situazione sul terreno a sessant’anni dalla rinascita di Israele è complicata, ma per un reciproco riconoscimento al diritto di esistere, di vivere in pace all’interno di confini concordati e riconosciuti è necessaria una separazione tra vicini che porti a una coesistenza se non ancora a una collaborazione.
Pensiamo per un momento se gli arabi avessero accettato nel 1948 la nascita di uno stato palestinese a fianco di quello ebraico. Avremmo due stati prosperi e avanzati, invece di guerre, lutti e dolore.
Io stessa e il mio partito politico abbiamo sempre cercato il dialogo con gli arabi e Arafat, ma quest’ultimi hanno continuato a perdere tutte le occasioni storiche per avere uno stato.

E gli errori di Israele?
Anche Israele ha fatto degli errori, ma sempre per la difesa della sua sopravvivenza e mai nel tentativo di distruggere gli altri.
Quindi bisogna educare i bambini alla vita e alla pace e non all’odio. Solo così avremo delle generazioni che potranno sostituire quelle rovinate da tenebrose propagande, da anni di odio inculcato sin dalla culla.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Mobbing Antisemitismo Diversi

permalink | inviato da nichisus il 15/1/2010 alle 18:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


25 dicembre 2009

Il Natale dei cristiani di Betlemme

http://www.ilfoglio.it/zakor/365
Il Natale dei cristiani di Betlemme
di Giulio Meotti


Abbiamo scritto tanto sulla persecuzione dei cristiani di Betlemme per mano del fondamentalismo islamico. I cristiani se ne stanno andando, esausti, dalla città di Gesù, o ci vivono in una condizione di tragica minorità. Sui mezzi di informazione cattolici il fenomeno, le rare volte in cui viene raccontato, è additato alla discriminazione imposta da Israele. La verità, come più volte abbiamo anche noi tentato di spiegare, è ben esposta da Daniel Schwammenthal sul Wall Street Journal. Sessan'anni fa i cristiani qui erano l'80 per cento della popolazione, oggi meno del 20.

P.S. Nella fotografia preghiera islamica nella piazza della mangiatoia a Betlemme. Dimostrazione di potere e superiorità sugli "infedeli".


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. fondamentalismo islamico

permalink | inviato da nichisus il 25/12/2009 alle 12:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
sfoglia     gennaio       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario

VAI A VEDERE

Fiamma Nirenstein
Carlo Panella
Giorgio Israel
Bennauro
Informazione Corretta
Israele.net
Italia Israele
LiberaliperIsraele
Esperimento
Deborah
Il Signore degli Anelli
Camillo


Gilad Shalit banner






Il dovere di ricordare
 
A pagina 1 di Informazione Corretta del 2005-10-16, Deborah Fait firma un articolo dal titolo «Il dovere di ricordare»

Venti anni fa il 16 ottobre 1986 il navigatore Ron Arad scomparve in Libano dopo esservi atterrato con il suo aereo, a tutt'oggi risulta disperso.


La possibilita' che Ron Arad sia vivo ha sconvolto tutti!
In tutti questi anni, sapendo quello che fanno gli arabi ai prigionieri israeliani, quante volte abbiamo sperato che fosse morto, morto per non soffrire, morto per non essere torturato.
Era cosi' giovane, con quel suo viso sorridente di bravo ragazzo di famiglia, poi, dopo molti anni abbiamo rivisto una sua fotografia diffusa dai terroristi hezbollah: il suo viso era magrissimo, sofferente, coperto da una folta barba nera. Gli occhi febbrili parevano gridare "Aiutatemi".
Non ti abbiamo aiutato, Ron, non abbiamo fatto abbastanza per te, non siamo riusciti a strapparti dalle mani di quei barbari che ti tengono prigioniero.
Alcuni giorni fa tre iraniani fuggiti dal loro paese, hanno detto di averlo visto vivo meno di tre anni fa e hanno raccontato l'orrore della sua prigionia.
Un orrore senza fine.
Ron Arad fu catturato nel 1986 dopo che il suo F16 precipito' in territorio libanese. Il suo compagno fu salvato dagli israeliani mentre il destino si mise subito contro Ron il cui beeper si ruppe nella caduta impedendo alle teste di cuoio israeliane di trovarlo. Fu catturato e da allora non si e' piu' saputo niente di lui nonostante i tentativi di Israele di riaverlo. Fu subito venduto tra bande : da Hezbollah a Hamas, da Hamas ad Amal, dal Libano in Siria, dalla Siria in Iran. Anni di orrore e di patimenti indescrivibili e adesso siamo venuti a sapere che gli iraniani gli hanno fatto fare una terribile operazione alla spina dorsale rendendolo paraplegico per impedirgli di scappare.
Si, avete letto bene! Lo hanno reso paraplegico e questo e' stato fatto nel paese il cui Presidente e' stato ricevuto con tutti gli onori in Quirinale, in Campidoglio e in Vaticano.
Quando Ron e' stato catturato aveva 20 anni, aveva una bambina di pochi mesi, una moglie giovanissima, un avvenire dorato. Oggi la sua bambina e' una ragazza di 19 anni, gli assomiglia. La mamma di Ron e' morta un paio d'anni fa col dolore di non averlo mai potuto riabbracciare e in questo caso il destino e' stato benevolo perche' le ha risparmiato la notizia delle torture bestiali cui e' stato sottoposto il figlio.
Ogni anno in Israele, nel giorno che ricorda la sua cattura, volano verso il cielo migliaia di palloncini azzurri con la scritta :Free Ron Arad!
Tutti portiamo sul petto un nastrino azzurro per ricordarlo.
La speranza e' che Ron sappia che non lo abbiamo dimenticato, che non e' solo con la sua grande tragedia, che lo rivogliamo a casa!
Chissa' se qualcuno dei suoi guardiani, forse meno bestiale degli altri, gli avra' detto che in Israele non lo abbiamo dimenticato e che ci sono tanti amici in tutto il mondo che si battono per lui.
Chissa' se capira' che sono solo i Capi quelli che se ne fregano, i Capi Importanti di questo mondo schifoso, le Organizzazioni Umanitarie, Amnesty International , i Pacifinti, questi sono quelli che se ne fregano di lui ma noi no, noi non lo abbiamo dimenticato!
Carmine Monaco, consigliere della federazione Italia-Israele scrive:
"Un simile orrore deve essere portato a conoscenza dell'opinione pubblica, a cominciare da quei "pacifisti" che difendono questi regimi neonazisti barbari e criminali, ma soprattutto occorre che ne parli la stampa italiana ed europea e che se ne interessi la politica e la diplomazia.....
Occorre pensare ad iniziative concrete, dato che qualsiasi appello al governo iraniano rimarrebbe inascoltato come le proteste dei poveri studenti iraniani.
Anche se hanno tagliato le ali di Ron, noi vogliamo, possiamo, dobbiamo provare a restituirgliele, riportandolo almeno a casa.
Per favore, aiutiamolo!"

E' un appello cui tutti devono aderire in nome della civilta', dell'umanita, della giustizia.
E' un appello che deve arrivare alla Comunita' Europea, alle Nazioni Unite, e' un appello che non deve restare inascoltato.
Alcuni anni fa, come presidente di Italia-Israele, avevo fatto partire una campagna di sensibilizzazione, avevamo stampato 5000 cartoline da mandare al segretario dell'ONU ma tutto fu inutile e i nostri appelli rimasero inascoltati. La Croce Rossa Internazionale non si e' mai occupata di questo caso cosi' umano e tragico ma anche, ahime', cosi' "israeliano" da impedire al mondo di provare pieta' e da convincere le organizzazioni umanitarie che fosse meglio non occuparsene per non urtare la sensibilita' araba!
Non bisogna rendere nervosi gli arabi, perdiana! Hanno tagliato la spina dorsale a un ebreo? hanno reso paraplegico un israeliano? e chi se ne frega!
Questa volta pero' il mondo deve starci a sentire e se Ron e' vivo, se Ron e' veramente vivo deve essere riportato a casa, sua figlia lo deve rivedere, suo fratello Hen che da 19 anni si batte per lui deve riabbracciarlo.
Tutta Israele deve riabbracciare Ron Arad.
Questa volta dovranno starci a sentire :
Ridiamo le ali a Ron Arad! Riportiamolo a casa!

CERCA