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Diario
4 gennaio 2011
Il tarocco della donna uccisa dai gas lacrimogeni
http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/141524 di Gil Ronen

L’IDF ha
smascherato lunedì una brutta trappola araba, dopo che la notizia era già stata
diffusa in tutto il mondo. Il sito Nana-Channel
10 aveva pubblicato che un’inchiesta militare, ha rilevato che la
donna, apparentemente morta per aver inalato gas lacrimogeni durante una
manifestazione di venerdì, non era neanche presente alla protesta. L'IDF ha scoperto
anche, che lei non è morta a causa delle inalazioni dei gas lacrimogeni, ma di
cancro, ed era distesa, dieci giorni prima di morire, in un letto di ospedale.
Gli arabi e la
sinistra avevano diffuso la storia che una donna, Jawaher Abu Rahma, 36 anni,
aveva inalato gas lacrimogeni durante la consueta rivolta settimanale in scena
a Bilin, in Samaria. Per aumentare il pathos era stato reso noto che lei era la
sorella di un arabo, il quale era stato ucciso a Bil'in nel 2009, dopo essere
stato colpito da un lacrimogeno. Giornali israeliani hanno pubblicato le sue foto
e la dichiarazioni con la quale affermava che desiderava unirsi a suo fratello
in paradiso.
L'Autorità Palestinese
si è affrettata a speculare su questa storia per calunniare Israele. Il capo
negoziatore dell’A.P., Saeb Erakat, ha dichiarato all’AFP: "Condanniamo questo crimine abominevole effettuato
dall'esercito di occupazione israeliano a Bil'in contro persone che prendono
parte pacificamente a una manifestazione e consideriamo questo, un crimine di
guerra israeliana contro il nostro popolo".
Ma, l'IDF ha ora scoperto che Jawahel Abu Rahma è morta di leucemia
o cancro ai polmoni, ed era ricoverata all’ospedale di Ramallah da dieci giorni
prima di morire. L'IDF ha detto che la storia era una montatura destinata a
delegittimare Israele,.
Sembra che gli
arabi dell’A.P. siano diventati creativi nel fabbricare menzogne che mettono
Israele in cattiva luce in tutto il
mondo. Purtroppo, anche quando le loro bugie vengono scoperte, il danno è già
stato fatto e la confutazione della storia riceve meno pubblicità rispetto alla
diffamazione originale.
------------------------------------------------- Tradotto in italiano da M.acca
26 settembre 2010
Quando Benedetto XVI scriveva su una rivista fascista
http://www.rue89.com/2009/04/08/quand-benoit-xvi-ecrivait-dans-une-revue-facho-0
di Blaise
Gauquelin - 08/04/2009 Foto: Il Papa in Vaticano del 11 febbraio
2009 ( Giampiero Sposito / Reuters)
Gennaio 2009.
Karl Ollinger, un deputato ecologista austriaco specializzato nella lotta
contro l'estrema destra fiorente nel suo paese, si imbatte su un numero
speciale della rivista Die Aula (l’Auditorium), apparso in occasione del 150 °
anniversario della rivoluzione tedesca del 1848
Nel bel mezzo
delle fantasie di negazionismo dei deputati di estrema destra e dei membri del partito
neonazista tedesco NDP, trova - sbalordito - un documento firmato dal cardinale
Ratzinger , intitolato «Wahrheit und
Freiheit» (Libertà e Verità).
In realtà, una
carica virulenta contro le libertà individuali e del sistema democratico, che
ancora oggi possono essere consultate a Vienna, nel Centro di documentazione e archivi sulla resistenza
( DOW ), Un organismo incaricato di sorvegliare i movimenti estremisti.
Imbarazzo della
Chiesa
In un primo tempo, la diocesi di Vienna
ha affermato che il cardinal Ratzinger non ha mai autorizzato la pubblicazione
su Die Aula: "Libertà e Verità
" era in realtà un antico testo del 1995 , pubblicato per la prima volta
in una rivista di cristiani conservatori.
Ma per loro sfortuna, colui che all'epoca aveva negoziato la pubblicazione con
il segretario del cardinale aveva conservato tutte le lettere che si erano
scambiati : il cardinale aveva all’epoca bellamente, dato il suo consenso alla
riproduzione.
Ancora oggi, i media estremisti tedeschi considerano Benedetto XVI come uno
di loro e si sentono lusingati che il “sovrano” abbia pubblicato il documento sul
loro giornale. Il numero speciale peraltro è in vendita anche su Internet!
Die Aula
difende i negazionisti
Questa informazione getta nuova luce sul cambiamento ideologico del
Vaticano dopo l’elezione di Papa Benedetto XVI. L'uomo, bavarese di nascita,
può in effetti difficilmente spiegare oggi, di non aver saputo che cosa fosse Die Aula, nel 1998, la rivista che
veniva pubblicata in lingua tedesca. Questa poi ha sostenuto chiaramente l'ascesa
di Jörg Haider e la sua triste notorietà oltre i confini della piccola Austria.
Die Aula difende i negazionisti e coloro i quali definisce «le vittime della libertà di espressione », cioè i
politici di destra che sono accusati di offendere l'Islam. Critica inoltre le
leggi che reprimono i propositi revisionisti, spesso flirtano con l'antisemitismo
e tentano di riscrivere la storia recente dell'Austria. Quindi, la nomina di
Benedetto XVI , ha rumorosamente fatto parte della sua gioia. ------------------------------------------------- Tradotto in italiano da M.acca
Benedetto XVI
Negazionismo
| inviato da nichisus il 26/9/2010 alle 0:43 | |
19 agosto 2010
Congo: «Medici Senza frontiere» al limite del boicottaggio dei medici israeliani
http://www.israel-francophone.com/index.php?option=com_content&view=article&id=150:boycott-disrael&catid=10:international&Itemid=28 Scritto da Claude - 18 Luglio 2010
Questo supera i limiti
della ragione, ma spesso ciò succede quando la gente perde il senso del suo
ruolo, per lasciare alla sporca politica avere la precedenza rispetto alla
realtà circostante. Come fa una organizzazione umanitaria, come Medici Senza
Frontiere, fare un ostruzionismo medico a una delegazione di alto livello,
arrivata su richiesta del governo congolese
per salvare vite umane, solo perché composta da medici israeliani ? Analizziamo i fatti : il 2 luglio scorso, nella città di Sange ,
Provincia del Sud Kivu in Congo , si ribalta un camion cisterna . Mentre il
conducente è bloccato nella cabina di guida, ferito e incapace di liberarsi, la
gente, nonostante il pericolo, cerca di recuperare il prezioso carburante che
fuoriesce dal camion. L'esplosione del camion non risparmierà circa 230 persone
di questo villaggio.
Centinaia di feriti, vittime di ustioni gravi, sono tra la vita e la
morte negli ospedali della regione, i quali non sono preparati per affrontare questo
tipo di traumi. Data l'entità del disastro il governo della Repubblica Congolese
fa un appello internazionale per avere aiuti medici, nonostante la presenza di
Medici Senza Frontiere. Lo Stato di Israele risponde a questa chiamata,
inviando una squadra di specialisti, del Sheba Medical Center di Tel Hashomer
di Tel Aviv, per il trattamento delle ustioni e della chirurgia plastica.
Il presidente congolese Joseph Kabila, ha accolto favorevolmente la
risposta positiva da Israele.
Ed è con qualche preoccupazione che i medici e gli infermieri israeliani
arrivano con le loro apparecchiature ultramoderne in questa zona remota dell'Africa, perchè un po’ dubitano che
l’accoglienza di una delegazione israeliana medica ed umanitaria non possa non creare qualche problema, a causa
della cattiva reputazione che i media hanno affibbiato a tutto ciò che ha un legame con lo
Stato di Israele. Ma nonostante questo raggiungono felicemente la loro
destinazione, accompagnati da David Saada , ambasciatore di Israele in Congo.
Ma con grande sorpresa, presto constatano che, una parte dei membri
della delegazione dei Medici Senza Frontiere, arrivati una settimana prima
dall’Olanda, non desideravano lavorare "sotto la responsabilità"
dell’equipe israeliana.
Secondo il responsabile della delegazione israeliana, sono stati
ricevuti come invasori venuti a colonizzare l'ospedale e con l’intenzione di prenderne
la direzione. Malgrado
le critiche politiche rivolte ai medici israeliani, i chirurghi di Medici Senza
Frontiere hanno partecipato alle operazioni e hanno aiutato la squadra di Tel-Hashomer
nei contatti con i pazienti. Lavorare insieme funge da collante tra medici
diversi, le relazioni si sono in seguito distese.
Resta il fatto che l'approccio negativo di tutte le ONG nei
confronti di Israele ricadono sui rapporti con le delegazioni umanitarie
israeliane. Questa è una situazione inaccettabile come in questo caso, dove la
solidarietà e il lavoro in comune per salvare delle vite umane, deve essere l’unica
priorità del momento. I problemi politici devono essere messi da parte durante gli
interventi e potrebbero sempre essere discussi successivamente, anche se va sottolineato
che la politica di un governo non deve impedire a un medico di salvare vite
umane, indipendentemente dalla loro nazionalità.
L'associazione " Medici Senza Frontiere ", più di
qualsiasi altra organizzazione umanitaria, dovrebbe ricordarlo oppure dovrebbe cambiare
il proprio nome in "Medici Secondo le Frontiere" e lasciar spazio
alla segregazione.
I medici israeliani hanno comunque fatto un ottimo lavoro, come hanno
dimostrato in altre missioni simili (ultimo esempio, Haiti), come praticare
trapianti di pelle, che hanno salvato la vita di molti pazienti. Inoltre la
tecnica è stato insegnata ai medici locali, in nome della medicina universale e
la conservazione della vita dei pazienti. Alcune lezioni possono essere
dimenticate piuttosto in fretta da parte di medici stranieri venuti principalmente
a fare politica pro palestinese nel Congo... ------------------------------------------------- Tradotto in italiano da M.acca
15 agosto 2010
Ebrei e pacifismo
http://www.israel7.com/2010/08/en-finir-avec-le-pacifisme/
di Nessim Cohen-Tanugi 11/08/2010
Sarkozy si agita nuovamente per rilanciare la pace con la
Siria chiedendo a Israele di pagare in contanti il Golan e ricevere la pace a credito. La cosa peggiore
è che ci sono degli israeliani così ingenui o stupidi che danno retta a questa
assurdità. È arrivato il momento di reagire e di ricordare alcune verità
fondamentali.
Il pacifismo è diventato una malattia contagiosa che ha
colpito anche le alte cariche - o meglio irresponsabili - che ci governano.
Abusano e ci impongono, in nome degli imperativi etici, ciò
che sostengono, ma noi non siamo per nulla obbligati a rischiare le nostre vite
e il nostro Stato, né a rinunciare ai nostri valori.
Le loro argomentazioni, sono fondate sulla speranza che le
cose andranno per il meglio se li ascoltiamo e peggio, se non lo facciamo. In
entrambi i casi, le promesse sono sempre smentite dalla realtà.
Se c'è un pacifismo kasher, questo riguarda quasi esclusivamente
i rapporti interpersonali. La tradizione rabbinica (che pone l'accento
sull'etica individuale), cerca di mettere pace su quasi tutto. Ma non si tratta
di pace tra gli individui, alla maniera dell'esemplare Aronne. Il dissenso in
effetti mina la vita collettiva e potrebbe distruggerla: ed è per questo che
l'odio tra gli ebrei è stato fortemente condannato in quanto la disarmonia
distrugge i valori ebraici fondamentali e tra questi uno dei più importanti
"Amerai il tuo prossimo come te stesso" (Lev. 18,19).
Al di là delle relazioni individuali il problema della pace
diventa complesso nelle relazioni tra i popoli e nazioni ed esigerebbe uno
studio che andrebbe oltre gli obiettivi dell'articolo. Ma già il termine
pacifismo, come tutti gli "ismi", da l'idea di qualcosa di
idolatrico.
Torniamo ai nostri problemi attuali e più precisamente alle
nostre relazioni con i paesi confinanti o molto vicini. I pacifisti vogliono ad
ogni costo - o più precisamente, non importa a quale prezzo - fare la pace con
i nostri nemici vicini, i palestinesi, Hamas, Siria, Libano, e in seguito,
l'Iran.
Con Egitto e Giordania, la pace fatta è diplomatica, ma non
nei cuori. Non ha nulla a che vedere con il concetto di pace, ma è
semplicemente una non belligeranza che peraltro è attualmente molto
convenientemente rispettata.
Con i palestinesi in Giudea e Samaria, abbiamo ottenuto una
non belligeranza di fatto, ma che non è ancora diplomatica perchè le frontiere
sono lontane dall'essere consensualmente definite tra le due parti..
I pacifisti, in nome della pace, sono pronti a cedere a tutte
le richieste di Abbas. Abbas avrà sicuramente eccellenti ragioni, ma anche noi.
In questo caso, non ci sono alternative ragionevoli alla discussione. Ma Abbas
stabilisce le condizioni e chiede tutto. Quando i pacifisti come Olmert cedono
su tutto, quali prove abbiamo che otterranno in contropartita la pace? Quando
abbiamo ceduto in Giudea e Samaria, nel sud del Libano e infine nella Striscia
di Gaza abbiamo avuto la
guerra. Con la Siria sarà peggio.
Obama ha molta fretta. Dopo 62 anni, potrebbe aspettare
qualche settimana in più .
Quanto agli altri vicini, Hamas, Hezbollah, Siria e Iran, la
pace sarà possibile e sostenibile, quando i regimi che impongono la legge a
queste popolazioni, saranno eliminati. E i pacifisti non hanno assolutamente
alcun modo di "convertirli" .
La vera lotta ebraica
Il pacifismo è incompatibile con l'ebraismo in quanto non tenta
di cedere alla facilità, ma è portato invece a lottare contro il pendio scivoloso
della facilità.
Nulla è più facile che arrendersi. Tutto il rituale ebraico
esiste per ricordarci quello che dobbiamo fare e non ciò che noi avremo voglia
di fare.
Essere ebrei significa resistere come ha fatto Giacobbe/Israele
nella sua lotta con l'angelo, come Giuseppe che ha resistito alla seduzione
della moglie di Putifarre, come Giuda contro Giuseppe quasi Faraone, come
Mattatia e i suoi figli contro Antioco, come Ester
e Mardocheo di fronte a Haman, come Eleazar ben Yaïr contro i Romani a Massada
, ecc., ecc., fino all’epoca dell’eroico combattimento per far riconoscere i
nostri diritti su questa terra, e tener testa nel 1948 contro le innumerevoli forze
arabe.
Essere ebrei è di dire energicamente “no” ai nostri nemici e “sì”
alla nostra identità, ai nostri valori, alla nostra dignità, alla nostra
libertà, a una vera pace, fondata sulla verità e incompatibile con le menzogne e
le calunnie dei nostri nemici.
Il pacifismo è incompatibile con l'ebraismo.
Si può fare la pace con i tedeschi, con gli arabi, con gli iraniani,
i palestinesi, ma non si può, né si deve fare la pace con il nazismo, con
islamofascismo , né con il regime iraniano, nemmeno con quelli come, ieri
Saddam Hussein e oggi Bashar al-Assad, Hamas e Hezbollah.
Per le stesse ragioni non si può cedere ai diktat di Obama,
Sarkozy o di chiunque altro.
Quando si dice la verità, non si deve avere paura di nessuno.
Ricordiamoci che gli ebrei hanno perso innumerevoli battaglie,
ma non hanno mai perso la
guerra. Le civiltà, le nazioni, i re, gli imperatori o i presidenti
passano, ma gli ebrei restano.
Ed è per questo che bisogna restare irremovibili con quei
pacifisti ebrei intimiditi di fronte alle minacce del mondo ostile ed elemosinare
l’amicizia e la riconoscenza dei nostri nemici. ------------------------------------------------- Tradotto in italiano da M.acca
Pacifismo
ebraismo
| inviato da nichisus il 15/8/2010 alle 13:53 | |
3 giugno 2010
Gabriele Levy: Lettera aperta al Manifesto
Gabriele Levy: lettera aperta al Manifesto
Dunque siamo alle solite: gli israeliani sono i cattivi e i palestinesi sono i buoni. Veniamo ai fatti.
Dunque: partono delle navi di aiuti umanitari ed Israele chiede solamente di poterle controllare per verificare che non vi siano a bordo armi o esplosivi.
Il filmato fatto nei minuti prima dell'attacco, dove l'ufficiale israeliano chiede per megafono questo si puo' vedere qui: http://www.youtube.com/watch?v=3E2REKHzUoI
La risposta dalla nave dei "pacifisti" e' negativa.
In seguito i soldati israeliani si calano ad uno ad uno come dei polli con una fune dall'elicottero e vengono bastonati e picchiati dai pacifici "pacifisti". Questo si puo' vedere qui: http://www.youtube.com/watch?v=gYjkLUcbJWo
Avete visto il filmato? Come vi sareste comportati al posto dei soldati israeliani, presi a bastonate e coltellate dalla massa dei "pacifisti"?
Sapete, compagni, piu' la sinistra appoggia l'integralismo islamico e piu' le gente votera' a destra. Piu' la sinistra appoggera' Hamas e l'oppressione delle donne nel mondo islamico, e piu' la gente votera' a destra. Piu' la sinistra sosterra' Hezbollah ed i movimenti neonazisti del mondo arabo, e piu' la gente votera' a destra.
Se anche odiate solo gli israeliani, ma non tutti gli ebrei, sappiate che odiate "solo" la meta' del popolo ebraico.Questo ci basta per riconoscervi come antisemiti al 100%.
Noi ebrei siamo spesso stati perseguitati, non sappiamo mai da quale parte verra' l'odio: a volte e' il cattolicissimo tribunale dell'inquisizione, a volte i bastardi nazisti, ed oggi sono gli islamisti alleati con i "pacifisti". Il gioco del "toto-odio"...
Che in Israele ci siano dei problemi tra le varie etnie, non lo discuto: c'e' del razzismo verso gli arabi cosi' come verso i russi o gli etiopi. Ma trovatemi voi uno stato occidentale dove non ci sia del razzismo. Io spesso qui in Italia, ne ho visto: verso gli ebrei come verso gli africani, verso gli zingari e verso i marocchini. Si sa, la stupidita' umana non ha limiti.
Ma da questo ad allearsi con movimenti che chiedono la distruzione di Israele, chiamando questo atto "Liberazione della Palestina", ce n'e' di strada da fare. Eppure siete giorno dopo giorno, sempre piu' a braccetto con i fondamentalisti. Per fortuna che la gente non e' cieca. E sa leggere e capire sia la parola scritta che le immagini.
1500 esseri umani sono stati massacrati a Gaza? Terribile. Ma quanto tempo e quato spazio avete dedicato a protestare contro questo massacro e quanto contro il massacro del Darfur, dove i morti pare siano stati circa 300 mila? E quanto avete protestato per i 150 mila morti assassinati in Algeria dai fondamentalisti negli anni scorsi?
Mi sa che questo odio a senso unico verso lo stato ebraico abbia una radice che viene da lontano, da molto lontano. L'antisemitismo, diceva Lenin, e' il socialismo degli imbecilli. State attenti a non caderci, amici.
Il Sionismo e' nato dal proletariato ebraico che era in fuga. Gli ebrei ricchi si potevano permettere il lusso di pagare per il visto USA o Australia. Gli ebrei poveri andavano in Terra d'Israele, l'unico paese che li accoglieva senza chiedere nulla in cambio.
E quando mi ricordate della Nakba, la tragedia palestinese, vi prego, non scordatevi della nostra Nakba: circa 700 mila ebrei sono dovuti scappare negli anni '50 dai paesi arabi, dove venivano massacrati in pogrom ben organizzati. Io stesso sono figlio di un ebreo fuggito dall'Egitto.
C'e' stato, tanti anni fa, un semplice e doloroso scambio di popolazioni. Ma gli ebrei immigrati in Israele si sono integrati nel paese. Invece i palestinesi sono sempre stati trattati, nella loro Diaspora, come un popolo da differenziare sempre. Ad esempio in Libano c'e' una legge per cui un palestinese non puo' possedere terre. Ed in Giordania stanno cacciando via migliaia di palestinesi. E nessuno dice niente.
I palestinesi servono sempre. Servono ai dittatori arabi, che governano in maniera fascista il mondo arabo. Se gli arabi non avessero il nemico satanico israeliano, si renderebbero conto che il responsabile della loro miseria, economica e culturale, e' proprio colui che li domina da decenni; da Assad a Mubarak, da Gheddafi a Ahmadinejad. Veri fascisti professionisti.
Quando vi chiedete dov'e' finita la sinistra, provate a pensare se nel nostro mondo globalizzato, la sinistra non sia slittata troppo a destra, andando fianco a fianco con i fascismi mediorientali. Cosi, forse, capirete meglio questa nostra piccola grande tragedia.
Credetemi, vi conviene occuparvi del Darfur e dei diritti civili in Cina, dell'Iran e dei milioni di morti di fame in Africa.
Lasciateci stare, se continuate cosi' ad odiarci un giorno avrete gli islamisti in casa che vi imporranno la Sharia. Non a La Mecca, ma a Moncalieri o Tortona, a Livorno o Benevento. E quel giorno vi chiederete:"Come e' potuto succedere tutto questo?"
15 gennaio 2010
Mobbing ad una straniera
http://www.dols.net/magazines_news.php?id_micro=57&id_sub=10013&id_news=1890 di Cinzia Ficco
Solo perchè diversa. Intervista a Anat Hila Levi, ebrea israeliana
Guarda ai fatti di Rosarno, in Calabria, con tristezza.
Perché lei ci è passata, pur non avendo la pelle nera. Aveva solo la
colpa di non mangiare carne di maiale, non mescolare latte e carne, prepararsi
allo shabbat, riposarsi il sabato e venire da Tel Aviv. “Da
qualche anno – racconta- le cose sono cambiate. E la piccola comunità di
italiani in provincia di Pordenone che mi ospita da tredici anni, si è fatta più
accogliente. Ma agli inizi ho dovuto sopportare maltrattamenti,
umiliazioni, mobbing, che mi hanno costretta a dimettermi. Poi Dio
mi ha trasmesso una forza indescrivibile per affrontare persino il dolore
dell’allontanamento della mia famiglia d’origine.
Sono le parole
di Anat Hila Levi, 45 anni, israeliana, madre di due gemelline
di dodici anni, presidente dell’Associazione Pordenonese Italia-Israele,
sorta nel 2002, e che oggi studia al collegio rabbinico di Roma per
conseguire la laurea italiana. Insegnante di lingua ebraica ha vinto un concorso
del ministero della Difesa per insegnare la lingua ad un ufficiale che assumerà
un incarico diplomatico.
L’abbiamo
intervistata. Sono venuta in Italia il 27 febbraio del ‘97 Per amore
di mio marito. Vivo in un piccolo comune del Friuli Venezia Giulia, di ventimila
abitanti. In Israele ero “Atudait''.
Cioè? Dopo aver studiato chimica e un anno di
Astronomia all’Istituto Weitzman, a diciott’anni, con altri studenti delle
superiori, ho avuto il permesso del ZHL, esercito israeliano, di continuare a
studiare per conseguire il diploma di perito chimico. Poi avrei svolto il
servizio militare obbligatorio. Sono stata in Mezpe Ramon nel deserto del
Neghev, aeronautica per due anni. Dopo ho lavorato nella ricerca in una ditta
di medicinali in Israele. Mi sono occupata di un farmaco per il cuore. Poi
ho lavorato come assistente finanziaria, avendo anche il diploma in ragioneria.
La sera studiavo giornalismo. Successivamente mi sono iscritta
all’Università, alla facoltà di economia e commercio. Ora studio al collegio
rabbinico di Roma, per la laurea italiana.
Mi parla della sua
famiglia? Mia madre ha fatto la guerra del 1948.
Era un’eroina e mio padre un diplomatico, ma i miei
genitori hanno divorziato e non ho mai avuto rapporti con mio padre, se non per
tre volte in questi ultimi anni. Dopo il matrimonio mi sono occupata delle
mie figlie. Quando le bambine hanno raggiunto i tre anni, per meglio
integrarmi in Italia, ho cercato e trovato lavoro nel commercio.
Poi? La nuova direttrice dell’ufficio in cui
lavoravo ha cominciato a farmi mobbing. Mi insultava ed umiliava di fronte a
colleghi e clienti, che talvolta rifiutavano di parlare con me, perché
straniera. Una volta in direzione, ho sentito alle mie spalle una collega che
diceva: “Sporca ebrea. Al lavoro mi hanno detto che provocavo ansia. Ho
sentito dire al lavoro: Ti facciamo rimanere, basta che non fai terrorismo qui
Il direttore generale mi diceva che loro non mi avrebbero mai accettata e
che mi conveniva cercare un altro lavoro. Così mi sono dimessa dopo cinque
anni di lavoro e due di mobbing pesante. All’inizio dunque,
ha avuto molte difficoltà! C’era c’è molta curiosità intorno a me.
Ho sentito dire che ero venuta in Italia, perché in Israele c’è guerra,
per lavoro e per avere la cittadinanza italiana da matrimonio. Ho sentito
dire che sarei scappata con le bambine, perché ero straniera. Gli amici si
sono allontanati, perché ero diversa, espansiva, forte di altri pensieri. Quando
facevo dei regali ai loro bambini, mi guardavano male. Era strano per loro.
Avevano paura di dover ricambiare in qualche modo. Ho sentito dire che io
potevo solo pulire mensole, perché non conoscevo la lingua
italiana.
Ma perché secondo lei? Penso che avessero
paura, ero diversa e qui, tredici anni fa non c’erano tanti stranieri come
ora. Per loro uno straniero è un povero, uno che non ha studiato. E non è
sempre cosi. Nei negozi dove entravo per possibili acquisti, capitava mi
dicessero che l’articolo costava tanto, come se sapessero quanto potevo
spendere. Questi sono pregiudizi che come dice Martin Buber derivano dalla
mancanza di esperienza. Certo, mangio in modo diverso, mi occupo della casa,
vivo la vita di coppia e di famiglia, in modo diverso. Educo le bimbe a valori
differenti. Ma il rispetto deve esserci sempre.
Da chi veniva il
disprezzo nei suoi confronti? Da gente di sinistra e destra. Anzi,
più dalle persone di sinistra. Io vengo dalla sinistra di Israele e facevo parte
del partito “Meretz'' . Ma penso che qui l’informazione su Israele
non sia corretta. Però, non ho trovato solo male. Ho conosciuto molte
persone care. che amano Israele e gli ebrei, che conoscono molti aspetti poco
noti dell’ebraismo. Il rifiuto deriva spesso da stereotipi come l’accusa di
deicidio nei confronti di Gesù e altri pregiudizi. Ognuno vive come e
secondo la sua cultura e la sua religione. Se dico che non mangio maiale per la
mia religione non va bene. Le cose cambiano, se adduco motivi di salute. Ma
perché succede questo e non si è liberi?
E lei cosa
dice? Spesso mi dicevano che vivendo in Italia, dovevo vivere come
italiana cristiana, e che dovevo trattare mio marito e le mie figlie con i
principi cristiano-cattolici. Eppure avevo cambiato usi e costumi, al punto che
in Israele notavano un mio cambiamento ed io ero a disagio in certi loro
comportamenti che erano una volta a me comuni.
Cosa dovrebbero
imparare gli italiani? Ho trovato in Italia anche persone che mi
hanno parlato male dei musulmani solo perché li ritengono nostri avversari. Ma
Israele non vuole essere amata, perché si odiano i suoi nemici, vuole essere
amata per quanto ha di buono e apprezzabile. Gli israeliani come me, quelli che
sono nati in Israele, sono detti “Sabre'', fico d’India. Con le spine fuori, ma
con una grande dolcezza interiore. Noi ebrei in Israele siamo finalmente
liberi di vivere senza persecuzioni e pogrom. Siamo tornati nella terra dei
nostri padri, che Dio ha dato a Mosè per il nostro popolo prescelto come popolo
sacerdotale. Ora in quelle terre possiamo difenderci da coloro che vogliono
distruggerci oggi come in passato. Noi vogliamo solo vivere in pace con tutti e
secondo le nostre millenarie tradizioni. Ma c’è stato sempre qualcuno che ci ha
voluto distruggere.
Dalla sua famiglia ora non riceve
amore! E’ vero che la maggior parte della mia famiglia ha
raffreddato i rapporti con me, forse per il fatto che ho sposato un non ebreo e
per aver lasciato Israele. Ma sono molto sionisti (ricordo che il termine indica
un sentimento nazionalistico e patriottistico finalizzato a dare uno stato
libero agli ebrei della diaspora nella loro terra biblica) e anche religiosi
osservanti. Mio nonno era il rabbino capo della comunità ebraica
dell’Azerbaijan. E’ difficile però condividere un tale atteggiamento. Gli
Israeliani spesso si atteggiano a vittime Gli israeliani non fanno le
vittime, a volte sono vittime: di attentati, missili, false
accuse, antisemitismo spesso mascherato da antisionismo, ignoranza e
disinformazione. Per capire un popolo bisogna
conoscerlo. Io stessa mi sono informata, ho ricercato e studiato
la popolazione locale con la quale dovevo convivere. Tra l’altro ho avuto la
possibilità di scrivere alcuni brani dell’Agenda friulana del 2007 e del 2008:
luoghi ebraici in Friuli. E facendo queste ricerche negli archivi, ho trovato
molte similitudini tra friulani ed ebrei. Entrambi migranti, entrambi vessati ed
invasi. Quanto pesa essere figlia di
un’eroina? La mia mamma è entrata giovanissima nelle formazioni del
Palmach per patriottismo, lasciando la sua famiglia che ignorava la sua nuova
vita. Lei durante la guerra del 1948 prestava soccorso in prima linea ai
combattenti ed è stata protagonista di molti atti eroici per aiutare i feriti,
lei stessa fu ferita. Figlia di una gran donna, sono cresciuta in un
ambiente impregnato di valori e ricordi, tra personaggi di primo piano della
storia d’Israele. La mia mamma mi ha trasmesso nobili sentimenti, ma ho
imparato che dalla guerra non escono vincitori e vinti, bensì dolore, lutti e
vittime. La mia missione è far conoscere la realtà israeliana e la cultura
ebraica. Di qui l’idea dell’Associazione. Lei ha visto morire Yitzhak
Rabin. Era la sera del sabato sera 4 novembre del ‘95, stavamo
preparando la manifestazione per la pace in Kikar Malchi Israel a Tel Aviv.
Passai a prendere un mio collega. In piazza avevamo disposto un banchetto.
Cominciammo a distribuire magliette con la scritta: “la strada per la pace.
Nell’aria c’erano amore, pace, serenità. Che bella sensazione! Era bello, tante
persone, palloncini, musica, voci e canti. Il mio Ytzach salì sul palco e
alla fine tutti cantarono la canzone della pace. Era tardi e io dovevo finire
alcuni lavori per l’Università, ma volevo salutarlo e camminavo verso il palco
per poi proseguire verso casa. All’improvviso, spari. Urla, Vidi Rabin crollare.
Gli avevano sparato.
Conflitto israelo-palestinese! Questo è un lungo
conflitto di torti e ragioni. Io, ebrea nata e cresciuta in Israele, sono sempre
stata educata al rispetto del prossimo e anche del nemico, mai ad odiare. Ai
nostri bambini viene insegnato il valore della vita di tutti che va difesa e
vissuta. Dall’altra parte quotidianamente i messaggi di odio, terrore e
disprezzo della vita passano sui mezzi di comunicazione e persino sui libri
scolastici. I bambini palestinesi vengono educati all’odio contro gli ebrei,
definiti scimmie e maiali da massacrare anche sacrificando la propria vita. Sui
loro libri, lo stato di Israele non esiste, tutte le città israeliane sono
indicate come arabe (persino Tel Aviv che è stata fondata sulle dune sabbiose
cento anni orsono da famiglie ebree), Gerusalemme viene indicata come araba.
Questo piccolo stato, Israele, la cui nascita è stata votata dall’Onu nel 1948,
doveva dividere con un nuovo stato arabo a ovest del Giordano ciò che rimaneva
della Palestina mandataria inglese, dopo che dalle ceneri dell’impero ottomano
(non da stati palestinesi mai esistiti) si erano già costituiti: la Giordania
(quindi stato arabo palestinese già esistente) e l’Iraq, per non dire nella zona
francese della Siria e del Libano.
Diceva del piccolo Stato ì Voleva essere il focolare
del popolo ebraico perseguitato da duemila anni, cioè da quando era stato
scacciato da quelle terre dai Romani che ne distrussero il Tempio, Gerusalemme e
massacrarono gran parte della popolazione.
Gli arabi, che in fondo sono un unico popolo (la nazione araba) hanno molti
stati, dal Marocco all’Iraq, che si estendono su territori vastissimi, non
vogliono un piccolo stato ebraico tra loro, bensì eventualmente un altro stato
arabo.
Israele invece sin dalla proclamazione di indipendenza ha accettato una
piccola porzione di territorio su cui vivere in pace accanto ai vicini arabi e
ha chiesto agli arabi che risiedevano dentro i suoi confini di rimanere e
costruire il futuro a fianco degli ebrei. In cambio ha avuto guerra e
terrorismo.
Oggi su sette milioni di abitanti, vivono in Israele un milione e mezzo di
arabi che sono cittadini e godono di pieni diritti civili e religiosi come tutti
gli altri (tranne l’onere e l’onore di far parte delle forze di difesa per
motivi di sicurezza).
Negli stati arabi invece dopo i vari conflitti, gli ebrei sono stati quasi
o interamente espulsi e discriminati.
Ora la situazione sul terreno a sessant’anni dalla rinascita di Israele è
complicata, ma per un reciproco riconoscimento al diritto di esistere, di vivere
in pace all’interno di confini concordati e riconosciuti è necessaria una
separazione tra vicini che porti a una coesistenza se non ancora a una
collaborazione.
Pensiamo per un momento se gli arabi avessero accettato nel 1948 la nascita
di uno stato palestinese a fianco di quello ebraico. Avremmo due stati prosperi
e avanzati, invece di guerre, lutti e dolore.
Io stessa e il mio partito politico abbiamo sempre cercato il dialogo con
gli arabi e Arafat, ma quest’ultimi hanno continuato a perdere tutte le
occasioni storiche per avere uno stato.
E gli errori di Israele? Anche Israele ha fatto degli
errori, ma sempre per la difesa della sua sopravvivenza e mai nel tentativo di
distruggere gli altri.
Quindi bisogna educare i bambini alla vita e alla pace e non all’odio. Solo
così avremo delle generazioni che potranno sostituire quelle rovinate da
tenebrose propagande, da anni di odio inculcato sin dalla
culla.
Mobbing
Antisemitismo
Diversi
| inviato da nichisus il 15/1/2010 alle 18:58 | |
25 dicembre 2009
Il Natale dei cristiani di Betlemme
http://www.ilfoglio.it/zakor/365 24 dicembre 2009 - ore 19:12 Il Natale dei cristiani di Betlemme di Giulio Meotti
Abbiamo scritto tanto sulla persecuzione dei cristiani di Betlemme
per mano del fondamentalismo islamico. I cristiani se ne stanno
andando, esausti, dalla città di Gesù, o ci vivono in una condizione di
tragica minorità. Sui mezzi di informazione cattolici il fenomeno, le
rare volte in cui viene raccontato, è additato alla discriminazione
imposta da Israele. La verità, come più volte abbiamo anche noi tentato
di spiegare, è ben esposta da Daniel Schwammenthal sul Wall Street Journal. Sessan'anni fa i cristiani qui erano l'80 per cento della popolazione, oggi meno del 20.
P.S. Nella fotografia preghiera islamica nella piazza della
mangiatoia a Betlemme. Dimostrazione di potere e superiorità sugli
"infedeli".
© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
fondamentalismo islamico
| inviato da nichisus il 25/12/2009 alle 12:6 | |
13 novembre 2009
Straordinariamente, Naftule Brandwein proposto da Sparks e Cohen
http://www.055news.it/notizia.asp?idn=33135
13/11/2009
Ascoltare Naftule Brandwein sul palco, a metà degli anni ’30, avvolto dai suoi costumi sgargianti, con appese al collo decine di lampadine natalizie, e magari proprio quella sera che prese la scossa durante un concerto,deve essere stata un’esperienza memorabile. Un bel tipo davvero Naftule, con qualche vizio di troppo certo, forse un pò esuberante, ma pur sempre l’unico vero klezmer man, con il klezmer nel sangue. Verrebbe da immaginarselo raccontato in un fumetto di Robert Crumb, piuttosto che in un aspro racconto di Raymond Carver... e proprio aquel Naftule che giocava con il neon della scritta della sua orchestra, verrà dedicato il concerto di stasera al Pinocchio Jazz di Firenze, quando Tim Sparks e Greg Cohen (chitarra e contrabbasso) presenteranno il disco "Little Princess", edito per la Tzadik, con dei nuovi speciali arrangiamenti del repertorio di Naftule, a firma di due tra i più grandi fuoriclasse della scena contemporanea.
Greg Cohen è uno dei più apprezzati artisti della scena internazionale, membro dei gruppi Masada, punta di diamante della scuderia Tzadik di John Zorn, e già al fianco di artisti come Tom Waits. Dal 2000 suona insieme al virtuoso chitarrista Tim Sparks, originario del North Carolina, ma residente a Fargo, nel North Dakota,“lontano da tutto”, come dicono i suoi amici. Proprio quella Fargo resa celebre dal film dei fratelli Coen.
Appassionato di blues e border line music, Sparksha approfondito le mille sfaccettature della musica ebraica in una serie di progetti della collana Radical Jewish Culture, ultimo dei quali, Little Princess, dedicato al clarinettista klezmer Naftule Brandwein, il tradizionale repertorio del quale viene sapientemente arrangiato in chiave ventunesimo secolo, su frequenze di struggente armonia e seducente arguzia come solo i fuoriclasse sanno fare.
Tim Sparks vince nel 1993 il campionato di fingerstyle che si svolge in Kansas con dei particolari arrangiamenti di una suite dello Schiaccianoci di Tchaikovsky. Da quel momento è stata un’ascesa continua e una affermazione nell’olimpo tra i più grandi chitarristi al mondo. Inventore di una tecnica e di uno stile tutto suo, Sparks riesce a fare tesoro anche di numerose tradizioni musicali, facendo del “viaggio” la linfa per la sua vena creativa. Dai Balcani al Mediterraneo, Sparks spazia da repertori romeni o albanesi, fino a progetti classici e atmosfere con venature blues. Dal suo ingresso nella scuderia Tzadik di John Zorn (nel 1999), con la quale ha già inciso cinque dischi, ha approfondito lo studio delle radici musicali ebraiche, diventandone oggi uno dei maggiori conoscitori e interpreti.
I suoi arrangiamenti delle musiche di Naftule Brandwein insieme al contrabbassista Greg Cohen, sono uno dei momenti più alti in assoluto da quando il jazz ha incontrato la musica ebraica.
Greg Cohen ha suonato e registrato in vari storici gruppi degli anni ’60, dimostrandosi in più occasioni un artista senza eguali. Solo per citare alcuni musicisti con cui ha suonato o con cui collabora stabilmente: Ornette Coleman, Bill Frisell, John Zorn, and Dave Douglas, solo per citarne alcuni. La sua esperienza musicale viaggia però oltre i semplici confini del jazz, lo cercano infatti in ambito rock gruppi come i Rolling Stones, Lou Reed e Laurie Anderson,diventando inoltre una colonna e un punto fermo delle formazioni stellari di Tom Waits fin dall’album Heart attack and Vine del 1980.
Naftule Brandwein, (1884–1963) è oggi riconosciuto come uno dei più influenti clarinettisti di origini ebraiche della Storia del Klezmer. Nato in Ucraina in una numerosa famiglia di artisti, Naftule era destinato a lasciare il segno nella Storia della musica, il padre infatti suonava il violino per sbarcare il lunario ai matrimoni e ai funerali, e la maggior parte dei suoi tredici figli erano come lui musicisti, tra i quali Azriel, che diventerà col passare degli anni, il vero ispiratore per il piccolo Naftule, che una volta emigrato negli Stati Uniti (1908) all’età di diciannove anni, si affermerà nello scenario musicale anche come direttore di un’importante orchestra, arrivando addirittura ad autoproclamarsi il “Re della musica ebraica”, “The King of Jewish Music”.
Tra il 1922 e il 1927 incide circa 25 album, alcuni con la Abe Schwartz's orchestra, altri da solista; ma la sua fama mondiale, a dire il vero era più legata al mito, al personaggio, alla sua eccentrica e colorita personalità, più che al suo effettivo talento musicale. La sua esuberanza lo portò comunque a contendersi con Barras, lo scettro del più importante musicista klezmer della prima metà del XX secolo ma è anche vero che la sua reputazione artistica veniva spesso preceduta dalla fama del suo carattere irascibile e dal suo amore per l’alcol.
La sua ultima registrazione risale al 1941, dopodichè una carriera silenziosa e nascosta, che non lo ha più visto emergere, anche perché l’effettiva riscoperta delle tradizioni klezmer è avvenuta solo nel 1970, a sette anni dalla sua morte. Oggi, nonostante tutto, i più grandi appassionati del genere non hanno dubbi,l’unico vero sound klezmer, quello “originale", era quello di Naftule!
Straordinariamente ...
Venerdì 13 Novembre 2009
Pinocchio Live Jazz - XVI edizione
"Little Princess"
TIM SPARKS - GREG COHEN suonano le musiche di Naftule Brandwein, presentazione del cd edito per la Tzadik
inizio concerto ore 22.00
Tim Sparks - chitarra
Greg Cohen - contrabbasso
klezmer
naftule brandwein
| inviato da nichisus il 13/11/2009 alle 19:37 | |
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